Kabul Cafè

Sussurri e grida dall'Afghanistan

Un quaderno per i bambini di Keriabad

Salve, sono la sorella di un soldato che l’ha vista e scortata in questi giorni a Farah. So che è appena tornato e sarà stanchissimo ma la prego di raccontare al più presto ciò che ha visto con i suoi occhi. la ringrazio di cuore perchè è fondamentale documentare quanto più possibile per sentirli più vicini… è come se avessimo avuto noi la possibilità di stare li,  la invidiamo. Le confesso che, sapendola li, io e mia madre siamo state quasi più serene e finalmente consapevoli che uno di noi possa esser penetrato in un mondo ai confini della realtà e di averlo reso quasi più “accettabile”. Maria Chiara 

Con il fratello di Maria Chiara sono stato a Keriabad, il villaggio più lontano dalla base di Farah. Al di là delle montagne c’è Kormalek, un posto molto…turbolento. Abbiamo portato regali ai bambini, soprattutto penne e quaderni con la speranza di aver offerto qualcosa che invita alla speranza. Pubblico un pò di foto di quel messaggio, nel tentativo di aver inquadrato anche il fratello.

Fra le montagne

Volo di ritorno da Farah a Herat su un Chinook.

Radio Bayan, per avvicinare gli afghani

 

Herat (Afghanistan) – In studio, a leggere le notizie del giorno, c’è Arian Sahil, 25 anni, uno dei quattro giornalisti professionisti di Radio Bayan, tutti laureati all’università di Herat. L’emittente, che trasmette sugli 88.5 in tutta la regione, alterna informazioni a musica e comunicati di servizio. Il palinsesto è ricco e copre l’intera giornata. M’incuriosiscono i due orologi dentro la redazione: segnano l’orario afghano e quello di …Pesaro. La spiegazione è a portata di mano. Il direttore della radio è Alessandro Faraò del 28. Reggimento Pavia di stanza appunto nella città marchigiana. Se l’anima di Radio Bayan  è infatti completamente afghana, la direzione artistica e tecnica è affidata totalmente al reggimento pesarese deputato alle comunicazioni operative. E ben presto l’emittente è diventata il punto di riferimento di uno dei distretti più belli e più difficili dell’Afghanistan. La sede centrale del network di Isaf  è a Kabul e copre l’intero Paese. Il livello tecnico è elevato: tutto in digitale. Il nome della radio (intraducibile in inglese) significa “narrare, raccontare”. Il motto, ci dice Faraò, è “the wave of your voice” (l’onda della tua voce). Le trasmissioni sono state aperte il 22 aprile del 2010, dunque la radio ha ormai più di due anni. Le antenne spiccano sul tetto della palazzina comando del campo di Herat. E’ il principale media (ma non l’unico) del comando ovest della missione Isaf a guida italiana utilizzato per far comprendere alla popolazione civile l’opera di ricostruzione materiale e sociale che i contingenti imilitari e le legittime autorità afghane stanno svolgendo nel Paese. L’obiettivo prefissato è quello di incrementare il consenso nei confronti delle truppe occidentali operanti nel territorio e delle strutture governative afghane, nonché di ridurre l’adesione e il supporto ai gruppi terroristici.  Tutti i giorni va in onda il programma “Bazaar sounds”, un contenitore musicale al cui interno trovano spazio news, previsioni meteo e approfondimenti. Altri programma riguardano salute e prevenzione, spazi culturali, notizie sportive e una rubrica importante dedicata alla situazione delle donne nel Paese e allo sviluppo della condizione femminile. Particolare interesse hanno dimostrato gli ascoltatori per un “focus” su uomini e donne afghani di successo (“AfghaniStar”). Fra le ultime rubriche nate spiccano notizie sull’imprenditoria locale, opportunità di lavoro offerte ai giovani e un programma sulle nuove tecnologie. Novità di rilievo apportata al palinsesto originario riguarda lo studio di argomenti specifici attraverso interviste fatte in presa diretta alla popolazione così da rapportarsi con il territorio, conoscere gli umori dei cittadini e costruire una base di confronto decisamente propositiva. Rubriche, storie, interviste e tutto il resto sono insomma destinate completamente alla popolazione, così da creare un ponte importante con i militari in missione. Gli ascolti sono altissimi, da vera radio commerciale con particolare attenzione per la musica tradizionale afghana. Un ponte, dunque, che vale mille operazioni militari e che da Pesaro arriva fino al sud di un territorio magico ma da sempre in guerra che vuole rinascere.